Con il respiro della chiesa

Pubblicato giorno 22 gennaio 2022 - In home page

Marco Rupnik

Quando si apre la Sacra Scrittura e si comincia a leggere, è necessario prendere atto che si tratta di una Parola assolutamente senza confronti. Non è un testo, e neanche una parola che qualcuno ti rivolge, come se ti venisse da un altro. È vero, la chiamiamo giustamente “Parola di Dio”, perché è Dio che ci parla, ma si rimane sorpresi perché allo stesso tempo si coglie immediatamente che è una parola umana, fatta dagli uomini. La Parola che Dio ci rivolge, dunque, è una parola che penetra non solo i nostri orecchi, ma i nostri cuori come una parola nostra. Questo è il primo motivo di stupore: come è possibile che Dio parli con la parola degli uomini? Ma c’è ancora molto di più. La parola di Dio è bagnata di vita. È come se fosse una sorta di coppa piena del Soffio, del Respiro. E, come diceva il grande Origene, mentre ascoltiamo la lettura di questa Parola, o mentre noi stessi la leggiamo a bassa voce, muovendo le labbra, la coppa sta versando in noi questo Respiro caldo che trasmette la vita. La Parola di Dio è viva e dà la vita. Ma non è ancora tutto. All’inizio del suo vangelo, Giovanni dice che “in principio” c’era la conversazione di Dio. Dio pronuncia la sua Parola e questa stessa Parola gli risponde, è orientata a Dio ed è Dio. La Parola si identifica con un’esistenza personale. Non è semplicemente l’effetto di una persona, ma è la Persona stessa. La parola si manifesta a noi come il Figlio di Dio, proprio quel Figlio che si è fatto uomo e che, come scrive Giovanni a conclusione del suo prologo, noi “abbiamo visto”. Allora la Parola – essendo la Persona del Figlio, vero Dio e vero uomo – non solo si ascolta, ma si contempla, si vede e ci si relaziona a essa addirittura in modo spaziale, con il corpo. Lo stesso Figlio di Dio ci dice infatti che, dopo la sua Pasqua, Lui diventerà una casa di molte dimore. E san Paolo ci spiega che lo Spirito Santo – che è quello stesso Spirito che respira nella Parola – ci innesta nel Figlio, nella sua umanità. Noi veniamo immersi in questa esistenza della Parola, del Figlio, dell’umanità del Figlio, per vivere la vita come comunione. Da questo segue che, quando si legge la Parola, non vengono attivati in noi solo il pensiero e la riflessione, ma si attiva tutta la persona umana, perché la Parola comincia a rivelarsi a noi come l’ambito in cui noi stessi ci troviamo. La Parola ci coinvolge nella storia dell’umanità vissuta dalla Parola stessa. Così, l’uomo non legge semplicemente la Parola di Dio, ma legge se stesso, legge la sua storia, intessuta nella comunione del corpo della Parola.

(P. Marko Rupnik)

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